venerdì, 02 novembre 2007
Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po' della tua ghiaia
un po' del tuo sale azzurro
un po' della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po' più di speranza
eccoci con un po' più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.

                      (Nazym Hikmet)

         
 

 

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categoria:poesia
martedì, 16 ottobre 2007
"CONGEDO DEL VIAGGIATORE CERIMONIOSO"
di Giorgio Caproni

Amici, credo che sia / meglio per me cominciare /
a tirar giú la valigia. / Anche se non so bene l’ora /
d’arrivo, e neppure / conosca quali stazioni
precedano la mia, / sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio / di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

Vogliatemi perdonare / quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto / dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi, / per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare / a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento / lo ignoro. Sento /
però che vi dovrò ricordare / spesso, nella nuova sede,

mentre il mio occhio già vede / dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione / che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.

Chiedo congedo a voi / senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione. / Era cosí bello parlare
insieme, seduti di fronte: / cosí bello confondere
i volti (fumare, / scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare / di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri), / fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette, / mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. È una valigia pesante / anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché / l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare / poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare, / non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare. / Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento / piú sciolto. Vogliate scusare).

Dicevo, ch’era bello stare / insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche / diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale / anche questo – odiati
su piú d’un punto, e frenati / soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia / come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie / per l’ottima compagnia.

Congedo a lei, dottore, / e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina / smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato / sul volto, la cui tinta
mite è sí lieve spinta. / Congedo, o militare
(o marinaio! In terra / come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra. / Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto s’io / (scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza / e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione. / Ormai sono a destinazione.

Ora che piú forte sento / stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio. / Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione / calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.
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categoria:poesia
giovedì, 27 settembre 2007

Francesco Hayez_Il bacio

Questa mattina
c'è nell'aria l'incredibile fragranza
delle rose del Paradiso.
Sulla riva dell'Eufrate
Adamo scopre la freschezza dell'acqua.
Una pioggia d'oro cade dal cielo:
è l'amore di Giove.
Salta dal mare un pesce
e un uomo di Agrigento si ricorda
d'essere stato quel pesce.
Nella caverna che chiameranno Altamira
una mano senza volto traccia la curva
di un dorso di bisonte.
La lenta mano di Virgilio accarezza
la seta che portarono
dal regno dell'Imperatore Giallo
le carovane e le navi.
Il primo usignolo canta in Ungheria.
Gesù vede sulla moneta il profilo di Cesare.
Pitagora rivela ai suoi greci
che la forma del tempo è circolare.
In un'isola dell'Oceano
i levrieri d'argento inseguono i cervi d'oro.
Su un'incudine forgiano la spada
che sarà fedele a Sigurd.
Whitman canta a Manhattan.
Omero nasce in sette città.
Una donzella riesce a catturare
l'unicorno bianco.
Tutto il passato torna come un'onda
e quelle antiche cose sono qui
solo perché una donna ti ha baciato
.

                                               (J.L. Borges)

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categoria:poesia
martedì, 29 maggio 2007
Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall'alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia.
                               (Patrizia Cavalli)
 
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categoria:poesia
giovedì, 17 maggio 2007
Morire come le allodole assetate
sul miraggio

O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perchè di volare
non ha più voglia

Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato

(G. Ungaretti)

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