Il Ministro della Giustizia Clemente Mastella gioca a tutto campo.
A colazione stoppa la messa in onda della fiction della RAI “La vita rubata” perché la vicenda romanzata di Graziella Campagna, 17enne di Villafranca Tirrena (Me), testimone involontaria di un segreto di mafia, “avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici della Corte d'Assise di Appello che dal 13 dicembre si riuniranno in udienza proprio per il processo Campagna”.
Dopo pranzo, per par conditio, si scaglia contro la fiction Mediaset, “Il capo dei capi”, giunta alle ultime puntate – ma si sa: dopo un’abbondante libagione, i riflessi sono appannati – perché “Riina è un farabutto e basta e…non vorrei che venissero forniti dei modelli da emulare”.
Infine, prima di cena, chiarisce che lui “ha fatto da postino ad una richiesta del presidente della Corte d'appello di Messina”.
Mastella è un politico accorto ed un uomo amabile. Meridionale, caciarone, allegrone.
Cultore del valore “Famiglia”: tant’è che ha guardato con soddisfazione la scalata della moglie alla VicePresidenza della Regione Campania (per volontà degli elettori prima e degli eletti dopo, per amor di Dio!), ha visto figli e famigli insigniti di consulenze ministeriali (acquisite per meriti di studio e di curricula, ci mancherebbe!).
In una parola: un perfetto Padre di Famiglia. Ci è, pertanto, molto simpatico.
Ma stavolta non lo seguiamo.
Abbiamo sempre pensato che i problemi della giustizia fossero dovuti a qualche magistrato più sensibile ai casi del potere politico ed economico e meno a quelli della giustizia, ad una carenza mirata degli organici, a proposte di legge - strumentalmente accantonate - che avrebbero sburocratizzato gli iter processuali, ad un uso spregiudicato degli ispettori ministeriali, a ricorsi ad hoc al Csm, all’avocazione di inchieste scomode, agli indulti a tempesta, etc, etc.
Macchè, niente di tutto questo.
I disastri della giustizia sono da attribuire alle fiction.
Secondo Mastella i giudici, anziché consumare gli occhi e le schiene sui Codici, si piazzano davanti i televisori, spaparanzati sul divano del salotto buono e formano i loro convincimenti guardando le “fiction”.
Più facile sorbirsi due orette di Daniele Liotti o Tiziana Lodato che stare a leggere migliaia di atti processuali.
Cose dell’altro mondo!
Il colmo è che il Ministro dice di fare “il postino”.
Magari lo avesse fatto veramente!
Oggi avremo un altro Ministro della Giustizia, qualche delinquente in più in carcere e qualche indultato in meno a compiere delitti in giro e, sicuramente, un bravo postino in più: scrupoloso, attento e pure simpatico.
Al quale dare con piacere una bella mancia natalizia.