
Sabato, 01 marzo ’08. Teatro Biondo. Spettacolo serale.
In platea qualcuno chiacchiera, qualche altro giocherella col telefonino, una si sventaglia (col freddo che fa a marzo!), qualcuno ronfa, molti tossiscono.
Moltissimi.
Sembra di stare nelle corsie di un reparto di Pneumologia o nelle sale di un Sanatorio.
Ed invece siamo a teatro.
E sul palcoscenico ci sono un mostro sacro, che da cinquant’anni ammalia col suo fascino sofisticato e la sua sensibilità i pubblici di tutta Italia, ed una delle più raffinate interpreti teatrali, che recitano uno splendido testo di Ingmar Bergman.
Perchè se sei annichilito da una settimana di lavoro e la palpebra non ti regge, il sabato sera non stai a casa?
Perchè se hai qualche linea di febbre, il naso ti gocciola e la gola assomiglia ad un lanciafiamme, non te se stai disteso sul divano di casa, davanti il televisore, a vedere – magari – il festival di San Remo, con una copertina sulla pancia e una tazza di thè al miele tra le mani?
Perché, anzichè stare altrove, preferite rompere i cammilleriani cabbasisi a coloro ai quali viene il ghiribizzo, in un cavolo di sabato sera, d’inverno, di seguire, in santa pace, uno spettacolo teatrale?