Questo blog non ospita abitualmente post sul calcio. Oggi faccio una eccezione.
O forse no.
Perché scrivo di calcio, ma l’argomento non è il calcio.
Vengo al dunque.
Sabato 27, Napoli e Juventus sono sul 2 a 1 (con rigore dubbio a favore del Napoli) allorquando il portiere della Juventus, Buffon, si fionda sull’attaccante del Napoli, Zalayeta. Questi frana a terra: rigore, gol e partita virtualmente finita.
Si aprono le catarratte del cielo. Tutti i giornalisti, e ribadisco tutti, sia della carta stampata che delle televisioni, commentono all’unisono: “Zalayeta è un volgare simulatore, non è stato neanche sfiorato dall’avversario, l’arbitro è un incapace, il Napoli ha vinto con l’inganno”.
Tutti d’accordo, anche il Giudice Sportivo che commina a Zalayeta, con l’ausilio della prova televisiva, due turni di squalifica.
Ieri una televisione napoletana tira fuori questo filmato:
Giornalisti: macchina indietro! Contrordine!
Zalayeta è stato toccato dal difensore e non dal portiere e per questo è andato giù. Corretto Zalayeta ed ottimo l’arbitro che ha visto quello che i giornalisti non hanno visto.
Morale in due punti:
1)-Se fossi un giornalista sportivo trarrei dalla vicenda lo spunto per compiere un atto inconsulto di autolesionismo: mi avvilirebbe troppo sapere di fare un mestiere inutile.
2)-Non stare mai a dissertare su un rigore od un fallo, così come il sesso degli angeli è vicenda irrilevante.








Leggo dal sito della 
Dopo aver sentito il TGR della Sicilia e letto l’articolo de
E' online e liberamente consultabile il sito di
La recente sentenza della Cassazione a proposito della povera Eluana Englaro, che da quindici anni “dorme” o se preferite, “vive una vita vegetativa” grazie ad un sondino naso-gastrico che provvede alla sua nutrizione ed idratazione, ripropone drammaticamente il problema dell’autonomia e della dignità della persona davanti la morte. Il tema è complesso e non è liquidabile nello spazio di poche righe. Mi ripropongo di ritornarci nei prossimi giorni.