lunedì, 13 agosto 2007

ferieQualche giorno di ferie: giusto il tempo per ricaricare le pile. Ci risentiamo a fine mese. Salute & saluti.  

P.S.: Grazie anticipate a coloro che transitando per questo sito volessero lasciare un commento/suggerimento sul blog.

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lunedì, 06 agosto 2007
Con ancora negli occhi e nel cuore il Sandokan di casa nostra, canticchiando l’ultimo inciucio musicale tra Gigi D’Alessio ed Anna Tatangelo, mi alzo dal tavolino della Gelateria Ilardo e vado a dare un’occhiata al Carro della Santuzza.
A metà luglio ero in Umbria ad ascoltare jazz e gli echi del nostro Festino mi sono giunti smorzati. Ho letto del Carro, improntato allo “sparagno” e della vela tempestata di cristalli Swarovsky.
Sparagno e Swarovsky? Qualcosa non mi quadra.
Se un frammento microscopico di Swarovsky costa un occhio della testa, il risparmio dove sta?
Non era meglio dare una bella “ripittata” al carro dello scorso anno che tanto il palermitano ha occhi solo per i giochi di fuoco?
Misteri dell’allegra finanza del Comune di Palermo.
Vado a vederlo. E’ esposto poche decine di metri più in là. Lo osservo. E’ piccolo e nero. Brutto e torvo. Va bene che raffigura l’avvento della peste ma così è troppo. E poi i frammenti di vetro che adornano la famosa vela saranno pregiatissimi cristalli Swarovsky o loffissimi fondi di vera bottiglia? Conoscendo l'innato senso civico ed il profondo attaccamento del palermitano ai principi del rispetto e della civile convivenza, propendo per la seconda ipotesi; che nel caso fossero stati veri, tanti intenditori del rinomato quartiere della Kalsa se li sarebbero fottuti lasciando del vetro solo l’odore.
Troverete alcuni miei scatti al Carro su Flickr al link: http://www.flickr.com/photos/rinoperi/
Nel frattempo sempre W Palermo e W S. Rosalia.
s.ro
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lunedì, 06 agosto 2007
Uno era soprannominato Sandokan perché andava davanti ai ristoranti all’aperto di Piazza Marina con un finto microfono e un turbante. Cantava la sigla dello sceneggiato con Kadir Bedi. Però cambiando quasi del tutto le parole, mettendone altre di sua invenzione.
Se gli spettatori gradivano, proseguiva con un repertorio dello stesso tipo. Alla fine, però, dimenticava sempre di passare ai tavoli per chiedere un’offerta, e se ne andava a cantare davanti a qualche altro ristorante.
(Roberto Alajmo, Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo, Piccola Biblioteca Oscar Mondatori, 2004, pag. 38)
 
 
 
Tarda serata di una calda domenica di fine luglio. Tavolini della Gelateria Ilardo.
Dopo una domenica trascorsa al mare cosa c’è di meglio che finire la serata dando l’assalto ad un pezzo duro al cioccolato chantilly e panna, spaparanzato al tavolino della “rinomata” Gelateria Ilardo?
L’atmosfera è da bazar tunisino.
Bancarelle che vendono cornicette ed immaginette della Santuzza e di Padre Pio (che, anche se siamo in tempo di Festino ed in area “controllata” da S.Rosalia, ha sempre il suo bel diritto di cittadinanza e ci fa la sua figura!), collanine, fiori secchi e quadri stile etno-Africa buoni per i nostri arredamenti tipo Aiazzone (quelli che con duemila “leuri” ti arredo tutta casa e per i prossimi due anni – giusto il tempo di dilatarti di un paio di chili e stinnicchiandoti sul divano della cucina sconocchiarlo malamente – sei a posto).
In mezzo a tutto questo casino, improvvisamente si materializza lui: Sandokan!
Ora a Palermo, nonostante lo sconfinato successo che ebbe all’epoca lo sceneggiato tv, nessuno sentendo parlare di Sandokan  pensa a Kadir Bedi circondato dai leprotti di Monpracen e da quel gran pezzo di… della Perla di Labuan. Il pensiero va a lui, al ragazzone ben pasciuto, con i capelli raccolti “a trizza”, lordo al punto giusto come se stesse uscendo da un altopiano indiano, che si aggira tra i tavoli dei locali della zona Piazza Marina-Foro Italico, martoriando canzoni con il tono improbabile della sua voce, smozzicando frasi ed improvvisando testi che non ricorda.
Si presenta, concedendo un tributo alla tecnologia, con un megafono che amplifica i suoi sbaferi.
Esordisce con una breve citazione della sigla del Sandokan televisivo, giusto per pubblicizzare il suo logo e poi attacca con un repertorio nazional-popolar-napoletano (Gigi d’Alessio, Gianni Celeste e compagnia cantando).
Dal fondo dei tavoli si ode una voce: “Giovanni, facci Anema e core”. Al quale ribatte sdegnoso: “Un sugnu Giovanni! Io sugnu S-A-N-D-O-K-A-N!”
E si nega, come una primadonna bizzosa, alla richiesta.
Dopo averci allietato per una buona decina di minuti (se non altro non si può dire che si nega al suo pubblico) il colpo di scena!
Gira tra i tavoli sventolando sotto il naso dei clienti un piattino. Sandokan a caccia di monetine? Ma Roberto Alajmo nel suo “Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo” non aveva scritto…
Non c’è più mondo. Pure i pilastri della palermitudine si sono dati alla quantificazione monetaria del loro talento.
Lo dovevo immaginare. La citazione letteraria e la conseguente esposizione nazionale hanno indotto il Sandokan di casa nostra a tradurre in denaro sonante l’acquisita notorietà. Magari sarà entrato nella scuderia di un Lele Mora della Kalsa, che pianifica le sue esibizioni ed riarrangia il repertorio. Anche perché il Nostro sarà pure “pazzo”  (quanto basta per ritagliarsi un ruolo nel libro di Alajmo) ma mica “scemo”!
 
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giovedì, 02 agosto 2007

Mi sono tolto lo sfizio. Dopo un paio di mesi passati in compagnia di carte nautiche, compassi e goniometri ho fatto gli esami per la patente nautica. E' proprio vero che gli esami non finiscono mai se ho avuto voglia di cimentarmi, dopo anni, con la tensione, lo stress ed una commissione esaminatrice! Il bello è che ce l'ho fatta! Come diceva un collega d'esame: li ho fatti neri! E siccome non amo le mezze misure, ho voluto esagerare conseguendo l'abilitazione alla navigazione senza alcun limite. Adesso sono pronto per solcare i mari extraterritoriali ed arrivare, mi voglio rovinare, fino a Capo Gallo! Scherzo. Si torna alla vita di sempre con la consapevolezza che studiare e fare esami ha rappresentato una esperienza "elettrizzante", che mi ha fatto "ringiovanire" ricordando i tempi eroici dell'Università.

gommoneNel frattempo se mi incontrate in mare: fatemi spazio. Ho studiato le precedenze ma non vi assicuro per quanto tempo le ricorderò. Una cosa è essere giovane e fresco: nel corpo e nella mente; un'altra ostinarsi a fare cose da giovane ma essere arruginito nelle articolazioni ed aggrippato nel cervello.

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