venerdì, 29 giugno 2007
Lei: Amore oggi è venerdì. Ho il rientro pomeridiano. Che ti preparo a pranzo?
Io: C’è caldo, non ho molta fame e tu vai di fretta: basta una insalatina.
 
Ed ecco che la mia mogliettina, anziché impiastriccare quattro foglie di lattuga con due “coccia ” di pomodoro, organizza in un fiat questa composizione che niente ha da invidiare ai più grandi chef francesi…ins
Grazie Tesoro: sì troppu brava e troppu biedda!
 
P.S.: Regola numero uno del mio personale manuale “Come difendersi dalle mogli e sopravvivere mediamente felice”:
Ricordarsi sempre di lodare le doti “ri gran fimmina ri casa” della vostra partner.
Una piccola bugia non salverà il mondo ma - come direbbe il camilleriano Montalbano - preserverà i vostri “cabbasisi” da una violenta rottura!
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mercoledì, 27 giugno 2007
Il Tribunale di Palermo ha assolto perché “il fatto non sussiste” l’insegnante che aveva punito un allievo bulletto facendogli scrivere alla lavagna cento volte: “sono un deficiente”.
Il ragazzo aveva definito un campagno di classe: femminuccia e gay, impedendogli di recarsi nel bagno dei maschi.
La punizione è stata definita dai giudici: “non umiliante, anzi…un mezzo pedagogico del tutto lecito” ed il comportamento del ragazzo: "lesivo della sensibilità del compagno di classe", giustamente punito "per evitare che la convinzione di agire impunemente lo portasse ad una progressiva assunzione di comportamenti antisociali".
 
La denuncia era stata fatta dal padre del ragazzotto il quale, a suo dire, aveva subito gravi ripercussioni psicologiche dalla punizione.
Da cadere le braccie! Anziché preoccuparsi del teppistello che ha allevato in casa, ricondurlo alla ragione con una dose terapeutica di mazzate, chiedere scusa al compagno offeso ed alla sua famiglia, si scaglia contro l’insegnante rea di avere ben interpretato il suo ruolo di educatrice.
Adesso aspettiamo di sapere chi si prenderà la briga di afferrare per il pizzo del c... questo genitore e gli faccia scrivere cento volte la frase: “Sono un padre fallito, incapace di inculcare sani principi a mio figlio il quale, di conseguenza, non può che essere un deficiente…"
ins
                                                
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martedì, 26 giugno 2007
Ho visto un film. Al cinema. Cullato dall’aria condizionata mentre fuori impazzava l’inferno dello scirocco.
Un gran bel film. C’erano la Berlino Est degli anni '80 ed il suo muro, c’era la Stasi (la polizia segreta della DDR) che voleva difendere lo Stato controllando la vita dei cittadini e che invece piegava i cittadini all’arbitrarietà del potere. C’erano la violenza, l’arroganza ed i capricci dei potenti, c’era il poliziotto cattivo abituato a genuflettersi al compagno ministro di turno ed il  poliziotto “umano”, anonimo, grigio, silenzioso, dilaniato da crisi di coscienza che “cambia” (sarebbe troppo scrivere: si converte) forse non in nome dell’ideologia ma dell’etica, della compassione, dell’amore: per una donna, per il teatro, per la poesia.
E poi c’è chi si vende per la carriera, per debolezza d’animo, per paura della sofferenza fisica, per vigliaccheria ed ancora chi prende coscienza di sé e della realtà che lo circonda ed aspira ad altre esistenze, a “le vite degli altri”, ad di là del muro.
 
Il film si intitola Le vite degli altri. E’ stato girato nel 2006, in Germania, dal regista esordiente Florian Henckel von Donnersmark.
Cercatelo in giro nei cinema oppure nelle videoteche.
Vederlo è una maniera utile di impiegare il proprio tempo.
 locandina1
 
Di seguito la poesia di Bertold Brecht che accompagna il “cambiamento” del poliziotto.
Il mutare del suo punto di vista, alla ricerca di un nuovo orizzonte, piu ampio e puro, nel quale scorgere “una nube bianchissima nell’alto…di un giorno…azzurro…di settembre”.
 
Ricordo di Marie A.
Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l'amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
c'era una nube ch'io mirai a lungo:
bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.

E da quel giorno molte molte lune
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell'amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
E pure certo, so cosa intendi.
Pure il suo volto più non lo rammento,
questo rammento: l'ho baciato un giorno.

Ed anche il bacio avrei dimenticato
senza la nube apparsa su nel cielo.
Questa ricordo e non potrò scordare:
era molto bianca e veniva giù dall'alto.
Forse i susini fioriscono ancora
e quella donna ha forse sette figli,
ma quella nuvola fiorì solo un istante
e quando riguardai sparì nel vento.
(Bertold Brecht)
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lunedì, 25 giugno 2007
La nascita di una nuova attività commerciale va sempre segnalata come evento positivo. Non ci sottraiamo alla regola e pubblichiamo la foto dell'insegna posta sul muro di cinta di una villetta di Villagrazia di Carini. Solo non comprendiamo la seconda insegna, probabilmente aggiunta in epoca successiva, che reclamizza una qualità di canne (a nido) a noi sconosciutacanne...

 

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venerdì, 22 giugno 2007

Esseri testimoni di se stessi

sempre in propria compagnia

mai lasciati soli in leggerezza

doversi ascoltare sempre

in ogni avvenimento fisico chimico

mentale, è questa la grande prova

l'espiazione, è questo il male

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mercoledì, 20 giugno 2007

Rinviati a giudizio i quattro agenti della Polizia di Stato indagati per la morte del giovane Federico Aldrovandi. Al link: http://www.kataweb.it/spec/home_speciale.jsp?ids=1253530 uno speciale di Kataweb sulla vicenda.

 

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mercoledì, 20 giugno 2007

Dal blog di Beppe Grillo linkiamo l'intervista sconvolgente ai genitori di Federico Aldrovandi, ragazzo 18 enne, fermato da una pattuglia della Polizia di Stato e morto in circostanze oscure: http://it.youtube.com/watch?v=2p75O4oHCAU. Oggi 20 giugno inizia il processo con la prima udienza preliminare.

 

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martedì, 19 giugno 2007
Domenica, 17 giugno 2007. Visita del FAI (Fondo Ambiente Italiano, Sezione di Palermo) alla Torre di Mondello
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La borgata marinara di Mondello - oggi assediata da capanne in legno che nascondono la vista del mare, insegne di fast food, baracche occupate da venditori di gelati, pane con panelle, polpi e ristoranti che hanno costruito terrazze e coperture, elevando a regola l’abusivismo edilizio - in origine viveva attorno ad una tonnara.
E proprio la pesca e la lavorazione del tonno ha rappresentato per secoli il sostentamento degli abitanti del borgo.
 
Del vecchio corpo della tonnara oggi rimane molto poco, come si evidenzia dal confronto della vecchia planimetria della tonnara con una recente foto aerea: 
impianto2                             (foto dal sito www.aiamola.it)
E tra questo l’antica Torre di avvistamento, eretta a difesa della tonnara e del borgo dagli attacchi dei pirati.
 
La costruzione fu disposta dal Senato Palermitano nel 1455. Alta 13,50 metri, con un diametro alla base di 10 metri, assolse la sua funzione di balurdo, dando la possibilità agli appena tre uomini che la presidiavano, di respingere gli attacchi dei predoni.
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L’opera di recupero, che si inserisce nel più vasto tentativo di ridare un’identità storica a Mondello, è stata condotta dall’Associazione no profit “Aiamola”  www.aiamola.it, dal nome di un’antica cialoma che i tonnarioti intonavano alzando le reti della camera della morte.
Con il patrocinio del Comune di Palermo e dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, con la sponsorizzazione di aziende cittadine e grazie alla disponibilità del proprietario, il barone Vincenzo Colonna Romano, la Torre è stato oggetto di un attento restauro ed affidata all’Associazione per divenire, in futuro, sede di un piccolo museo della tonnara.
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Nel corso dei lavori di recupero, liberando strutture ed arredi di epoca recente, è stata riportata alla luce una “cisterna”, una volta accessibile da una botola quadrata posta sul calpestio dell’unica stanza circolare. E’ stata rinvenuta una terza finestra, non ben visibile dall’esterno che denuncia una probabile presenza di un ulteriore piano in legno oggi non più esistente.
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Una stretta scaletta, scavata nello spessore della roccia, porta alla copertura superiore, circondata da merli svasati, da dove  i soldati spiavano l’arrivo di predoni dal mare e che oggi ci offre una vista incantevole sulla borgata e sul golfo.
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Infine una vestigia storica sopravvissuta all'urbanizzazione selvaggia è il pilone utilizzato per gli attracchi delle barche dei tonnarioti, che si trova all'angolo di via Mondello con via Terza Compagnia. Si spera che un intervento della Sovraintendenza ai Beni Culturali possa preservarne la conservazione e la memoria storica.

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Fonti: (1) Visita guidata di domenica 17 giugno 2007, organizzata dalla Sez. di Palermo del FAI;  (2) Sito www.aiamola.it; (3) Angelo Agnello - La Torre di Mondello, su Mondellolido news n° 84 del 03 dicembre 2006.

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martedì, 19 giugno 2007
Leggiamo nel sito della Flaccovio Editore:
“Le librerie Flaccovio promuovono la raccolta di Firme a sostegno della proposta del maestro Pietro Carriglio per ottenere il riconoscimento dell'Unesco ai Quattro Canti di piazza Vigliena, Piazza Pretoria e Piazza Bellini quali patrimonio dell'umanità, con l'acquisizione del Teatro Bellini al patrimonio comunale.
Le firme saranno raccolte nelle librerie Flacciovio di Via Ruggiero Settimo, 37 - Piazza V.E. Orlando - Via E. Basile e libreria Dante Quattro Canti di città”.   http://vps.serverstudio.eu/flaccovio/raccolta_firme/
 
 
Aderiamo con entusiasmo all’appello per i Quattro Canti di Città e per la bella fontana barocca di Piazza Pretoria, opera di Francesco Camilliani.
Ciò che ci lascia perplessi  è il sito di Piazza Bellini.
 
La Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale, culturale e naturale, adottata nel 1972 dall’UNESCO definisce in maniera inequivoca che patrimonio culturale è un monumento, un gruppo di edifici o un sito di valore storico, estetico, archeologico, scientifico, etnologico o antropologico.
Il patrimonio naturale, invece, indica rilevanti caratteristiche fisiche, biologiche e geologiche, nonché l'habitat di specie animali e vegetali in pericolo e aree di particolare valore scientifico ed estetico.
 
Ecco che adesso le cose ci appaiono più chiare: Piazza Bellini per cosa si caratterizza? Per uno scombinato parcheggio a cielo aperto, con macchine affastellate le une acconto alle altre, il tutto gestito da quella simpatica categoria di nerboruti parassiti, nullafacenti e nulla paganti (al fisco), ma tenuti in grande considerazione dall’Inquilino del Palazzo di Fronte e totalmente ignorati dai poco Vigili per l’occasione e per niente Urbani, che va sotto il nome di “posteggiatori”.
Quegli affabili lavoratori autonomi esenti IVA-IRPEF-e qualsiasi tassa, i quali - appena posteggi nella loro area di influenza - ti si avvicinano con fare minaccioso chiedendoti: “chiffà mu fa’ pigghiari u cafè?” E che per meno di due euro ti guardano storto con l’aria di dirti “ma sì proprio un muortu i fami!”.
Sono proprio loro: “i posteggiatori di Piazza Bellini”, che è eufemistico definire abusivi in un contesto infestato da Sindaci, Assessori, Consiglieri e Vigili Urbani – che rappresentano la famosa specie animale e vegetale che facente parte tutt’uno col paesaggio naturalistico, rappresentano il famigerato patrimonio culturale panormita che dovremmo offrire all'attenzione dell'Umanità, proteggendolo e finanziandolo sotto le insegne UNESCO.
 
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giovedì, 14 giugno 2007
diaz.Al processo per la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz di Genova nei giorni del G8, testimonianza schoccante di Michelangelo Fournier, all'epoca vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma e oggi uno dei 28 poliziotti incriminati.
Queste le dichiarazioni in aula:
«Arrivato al primo piano dell'istituto ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti…stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana».
«Sono rimasto terrorizzato e basito quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: "basta basta" e cacciai via i poliziotti che picchiavano».
«Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze». Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all'arrivo dei militi con l'aiuto di un'altra manifestante che aveva con sè una cassetta di pronto soccorso. «Ho invitato però la giovane a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo».
«Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza».
 
Il Comitato Verità e Giustizia per Genova (www.veritagiustizia.it) scrive in un comunicato: “Il dottor Michelangelo Forrnier ha sbagliato a tacere per sei anni su quello che ha visto dentro la scuola Diaz. Proprio lo "spirito di appartenenza" avrebbe dovuto spingerlo a raccontare tutto e subito. Solo così avrebbe servito nel migliore dei modi, con lealtà e responsabilità, lo stato di cui è funzionario. Ad ogni modo, sia pure in ritardo, ha raccontato ciò che ha visto, confermando le testimonianze di decine di persone.”
 
Il vice questore parla di “macelleria messicana”, l’attuale ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, nel 2001, parlò di "notte cilena". Parole pesanti come macigni, che macchiano la credibilità della polizia e incrinano la fiducia nello stato.
E’ lecito attendere delle parole chiare ed illuminanti dai vertici della polizia e delle istituzioni.
Attendiamo, pertanto, le reazioni del Capo della Polizia, del Presidente del Consiglio, del Ministro degli Interni e dell’intero Parlamento. E’ giunta l’ora di tirare fuori dai cassetti, in cui giace da troppo tempo, la proposta di legge sull’istituzione di una commissione d’indagine sulle violenze del G8 di Genova.
Ci auguriamo, allo stesso tempo, che i media facciano la loro parte, mettendo la notizia in prima pagina o in apertura di tg, dandole il risalto che merita e non sacrificandola all'ultimo amore estivo del vip di turno o all'ultimo acquisto della squadra di calcio della città.
 
 
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